Dott.ssa Caterina Ciancamerla - Consigli nutrizionali

Più di 2500 anni fa Ippocrate rivoluzionò la medicina. Introdusse concetti molto moderni di cui, purtroppo (e paradossalmente), con l’evoluzione e le scoperte continue in medicina, sono state perse di vista. Egli credeva infatti che solo la considerazione dell'intero stile di vita del malato permetteva di comprendere e sconfiggere la malattia da cui questo era affetto. La ricchezza degli elementi che Ippocrate chiama in causa (dietetici, atmosferici, psicologici, perfino sociali) suggerisce un'ampiezza di vedute che raramente fu in seguito praticata. Ma la necessità di una considerazione globale valeva anche in senso inverso: ogni elemento nella natura umana aveva, infatti, ripercussioni sull'intera esistenza.

Dopo anni in cui si è “settorializzata” la medicina creando innumerevoli figure di specialisti sempre più preparati nel loro campo ma che, osservando solo una piccola parte dell’organismo, perdevano di vista l’uomo nel suo complesso, ultimamente l’approccio alle malattie sta cambiando. Finalmente si cerca di guardare "l'uomo" e non semplicemente alla malattia fine a sé stessa.

Di recente anche il noto oncologo Umberto Veronesi ha affermato:

“….penso che il vuoto creato dal tramonto del medico-sacerdote vada colmato con un più intenso rapporto psicologico, fatto di condivisione razionale e di empatia.
Pochi spiegano ai futuri dottori che il loro compito primario sarà di occuparsi dell’UOMO, che non si potranno concentrare solo sulle malattie ma dovranno ragionare su come creare e mantenere un rapporto con il paziente….” e ancora:
“….spesso l’uomo, da malato, è irrazionale e la relazione medica deve tenere conto di questo aspetto. Deve trasformarsi in relazione olistica, in cui il medico considera la globalità della persona malata che ha di fronte: corpo e anima, razionalità e irrazionalità.
È indispensabile un cambiamento nella cultura, per recuperare, paradossalmente, il suo spirito originario. Duemila anni fa il medico si occupava dell’insieme della persona. Oggi e negli anni a venire non potrà che tornare ad essere così”.

Questo stralcio di intervista non fa che confermare che anche i medici più affermati e riconosciuti nel mondo iniziano a comprendere che per poter “curare” un paziente bisogna “prendersi cura” di lui, non è sufficiente trattare solo le sintomatologie. Così anche in ambito nutrizionale, ritengo che il nutrizionista debba essere in grado di capire il perché del disturbo o disordine alimentare per il quale il paziente ha deciso di iniziare un percorso nutrizionale.

Se non si prova a comprendere realmente ciò che ha portato il paziente ad avere un “rapporto malato” con il cibo, qualunque schema nutrizionale, a lungo termine, risulterà inefficace.

Ritengo più corretto parlare di rieducazione e non di dieta o semplicemente di nutrizione. Le persone che ho di fronte quotidianamente sono venute da me per uno scopo preciso: perdere peso, riacquistarlo, correggere l’alimentazione dopo la diagnosi di una patologia… etc. Ecco, qualunque sia la situazione che mi si prospetti davanti è indispensabile capire cosa abbia portato il paziente ad arrivare dove è arrivato ma, soprattutto, sarà il paziente stesso a doversi rendere conto che, se è venuto da me, è perché si è accorto di avere un problema e che io lo aiuterò ad affrontarlo nel modo migliore e meno “traumatico” possibile.

Perchè rivolgersi al nutrizionista?

Il Nutrizionista è una figura professionale che si occupa di determinare il fabbisogno nutrizionale e di modificare stili di vita scorretti. Attraverso un percorso di ri-educazione alimentare il nutrizionista è in grado di aiutare a gestire in modo autonomo e sereno la sua alimentazione con l’obbiettivo di assicurare il benessere fisico e psicologico della persona.

Ogni persona ha caratteristiche ed esigenze diverse ma in questi approfondimenti potrete trovare le linee guida in funzione delle vostre necessità.

Un percorso di rieducazione nutrizionale è consigliabile in caso di:

  • obesità ed eccessi ponderali
  • adiposità e obesità adolescenziali
  • adiposità e obesità in menopausa
  • allergie e intolleranze alimentari
  • magrezze eccessive e dismetabolismi
  • gravidanza e allattamento
  • disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disordini da abbuffate compulsive)
  • endocrinopatie (diabete mellito, iper/ipotiroidismo)
  • patologie cardiovascolari
  • displipidemie (ipercolersterolemia, ipertrigliceridemia)
  • in tutti i casi di distrurbi alimentari dell’infanzia (obesità infantile, celiachia, inappetenza…)

Come si svolge la visita?

Il primo incontro prevede un colloquio mirato a valutare le abitudini alimentari del paziente, le sue condizioni fisiologiche ed eventualmente patologiche, la familiarità per determinate patologie (quali diabete, problematiche cardio- vascolari, renali…), la valutazione dello stato nutrizionale e dei parametri antropometrici (peso, altezza, circonferenze) nonché l’analisi della composizione corporea attraverso la bioimpedenziometria.

Una volta raccolte queste informazioni viene elaborato uno schema alimentare personalizzato partendo sempre dalle abitudini alimentari del paziente consigliando eventuali modifiche da apportare alle proprie abitudini alimentari al fine di perseguire lo scopo prefissato.

La supervisione continua da parte del Nutrizionista permette inoltre di motivare costantemente il paziente che è parte attiva nel trattamento.

Di seguito alcuni approfondimenti: